ARTICOLI CLINICI

Tiroide Autoimmune

Non Esiste solo l’Eutirox

Definizione

La tiroidite autoimmune è una patologia oggi sempre più frequente nella popolazione generale soprattutto nei paesi industrializzati ed apparentemente più progrediti in ambito medico, paesi nei quali si applica largamente la supplementazione di iodio. La tiroidite autoimmune colpisce preferenzialmente (5/1) il sesso femminile e si riscontra ormai in quasi tutte le fasce di età, con picchi attorno ai 40 e 65 anni.
Le statistiche ci dicono che quasi il 45% delle donne ed il 20% degli uomini presentano vari gradi di tiroidite autoimmune. La presenza di anticorpi antitiroide e TSH elevato è fortemente predittiva di un successivo sviluppo di ipotiroidismo franco. Le implicazioni cliniche di tali evidenze epidemiologiche sono che la tiroidite autoimmune, anche subclinica, è la maggiore causa di ipotiroidismo nell’adulto.

Il processo autoimmune inizierebbe con l’attivazione dei linfociti CD4 helper, linfociti T specifici per gli antigeni tiroidei. Questo potrebbe verificarsi per:

  1. una iniziale infezione causata da virus o batteri contenenti proteine simili alle proteine tiroidee che determinerebbe l’attivazione di cloni di linfociti helper specifici per antigeni tiroidei che darebbero origine ad una cross-reazione
  2. le cellule tiroidee presentano alcune loro proteine intracellulari ai linfociti T helper. Questa possibilità à avvalorata dall’evidenza che cellule tiroidee di pazienti con tiroidite autoimmune, ma non cellule tiroidee di individui sani, esprimono sulla loro membrana il complesso maggiore di istocompatibilità (MCH) di classe II (HLA DR, DP, DQ) che è richiesto per la presentazione dell’antigene ai linfociti CD4.

Comunque attivati, i linfociti T possono stimolare i linfociti CD4 alla produzione di anticorpi. I tre antigeni target per la risposta immune sono: la tireoglobulina, proteina di deposito degli ormoni tiroidei, la perossidasi tiroidea, enzima limitante nella sintesi di T3 e T4 ed il recettore per il TSH.Sono noti, inoltre, altri anticorpi diretti verso altri antigeni tiroidei ma ancora non sono stati ben caratterizzati.

Il ruolo principale nella distruzione del tessuto tiroideo è giocato senz’altro dall’azione citotossica diretta dei linfociti CD 8 killer reclutati dai linfociti CD4. Comunque, anche gli autoanticorpi potrebbero essere responsabili dell’ipotiroidismo: in vitro infatti, si è visto che gli anticorpi antiperossidasi inibiscono l’azione della perossidasi tiroidea, inoltre alcuni pazienti hanno anticorpi con attività citotossica in grado di attivare il complemento e causare la lisi delle cellule tiroidee.
Un contributo all’ipotiroidismo potrebbe inoltre derivare dagli anticorpi antirecettore per il TSH con azione bloccante. Tali immunoglobuline sono state ritrovate nel 10% dei pazienti con gozzo da tiroidite autoimmune e nel 20% di quelli con tiroidite autoimmune atrofica. Nei  pazienti in trattamento con tiroxina, tali anticorpi scompaiono. Solo nel 5 – 10% dei casi le immunoglobuline antirecettore per il TSH causano l’ipotiroidismo nella tiroidite cronica autoimmune.
L’autoimmunità tiroidea è familiare : più del 50% dei parenti di primo grado di soggetti affetti da tiroidite cronica autoimmune presenta anticorpi antitiroide.

Un ruolo importante nella genesi della tiroidite di Hashimoto è giocato dall’apporto iodico: la prevalenza è più alta nei paesi con maggiore apporto come gli Stati Uniti ed il Giappone e in quelli con iodo-deficienza la supplementazione iodica aumenta del 40% la prevalenza di infiltrazione linfocitica della tiroide e gli autoanticorpi nel giro di 1 – 5 anni.Inoltre, nelle aree con sufficiente apporto iodico la supplementazione di tale oligoelemento può indurre un ipotiroidismo transitorio e reversibile poiché viene inibita la biosintesi ed il rilascio dell’ormone e aumentata l’autoimmunità tiroidea.
La terapia con amiodarone, ad esempio, è una causa frequente di ipotiroidismo indotto da iodio, per la presenza di questo in percentuale del 35% nella molecola farmaceutica e per la lunga emivita.
Anche il litio può determinare un ipotiroidismo transitorio in 1/3 dei pazienti con o senza anticorpi antitiroide mediante un meccanismo diretto sul rilascio degli ormoni tiroidei. Anticorpi antitiroide possono ritrovarsi in numerose altre condizioni cliniche: pazienti affetti da cancro, malattie mieloproliferative, sindromi mielodisplastiche. Particolarmente interessante è il caso dei pazienti affetti da epatite virale trattata con interferone alfa che nel 20% dei casi sviluppano anticorpi antitiroide e nel 5% vanno incontro ad ipotiroidismo.

Terapia Integrativa

  • Tirosina (500 mg-1000 mg/die)

Questo amminoacido svolge un’azione indiretta naturale di stimolo della funzionalità tiroidea fornendo alla tiroide il substrato più adatto per funzionare. E’ preferibile l’utilizzo al mattino in linea con i principi della cronobiologia che evidenzia un picco della produzione di ormoni tiroidei tra le 10 e le 11 del mattino.

  • Selenio

L’oligoelemento selenio (Se) è in grado di esercitare molteplici azioni sul sistema endocrino modificando l’espressione almeno di 30 selenoproteine, molte delle quali hanno una funzione ben caratterizzata. Le selenoproteine ben caratterizzate sono le famiglie delle glutatione perossidasi (GPXs), tioredoxinareduttasi (TRs) e iodotironina deiodinasi (Ds). Questi selenoenzimi sono capaci di modificare la funzione delle cellule fungendo da antiossidanti e di modificare lo stato redox e il metabolismo dell’ormone tiroideo.

Il selenio (Se) sotto forma di selenocisteina è un componente essenziale della famiglia degli enzimi detossificanti glutationeperossidasi (Gpx) e dei iodotironina-selenodeiodinasi che catalizzano la produzione extratiroidea di tri-iodotironine (T(3)). Quindi, la mancanza del Se può influenzare seriamente la generazione dei radicali liberi, la conversione di tiroxina (T(4)) a T(3) e il processo autoimmune. Di conseguenza, è stato svolto uno studio prospettico contro placebo per verificare gli effetti del trattamento con Se sui pazienti con tiroidite autoimmune (AIT). In questo studio sono stati coinvolti 65 pazienti di età compresa tra i 22 e 61 anni con AIT, divisi in 2 gruppi. Al gruppo 1 sono stati somministrati 200 mcg di selenometionina +L-tiroxina (T4), al gruppo 2 L-tiroxina + placebo per un periodo di 6 mesi. Dai risultati è emerso che la selenometionina è rapidamente assorbita nel tratto gastro-intestinale. Sembra inoltre utile l’associazione della seleniometionina al trattamento con LT(4) in caso di AIT. ll meccanismo esatto non è del tutto determinato, sembra che aumenti l’attività degli enzimi detossificanti rafforzando le difese dell’organismo contro lo stress ossidativo.

I pazienti con tiroidite di Hashimoto presentano un’attività degli enzimi glutatione perossidasi (GPXs) più bassa rispetto ai soggetti sani e traggono benefici dalla supplementazione con integratori di selenio. Alcuni studi hanno osservato un miglioramento del rapporto fT3/fT4 e una netta diminuzione degli anticorpi (in particolare gli antiTPO) in seguito alla somministrazione di seleniometionina in soggetti con tiroidite autoimmune.

  • Omega-3 (2-3 g di olio di pesce)

Gli acidi grassi omega-3 presentano una dimostrata attività antinfiammatoria e immunomodulante. In una recente review vengono evidenziate le ultime scoperte relative all’utilizzo degli omega-3 nelle problematiche autoimmuni.

  • Acido folico, vitamina B6, vitamina B12  e trimetilglicina in caso di iperomocisteinemia

Studi clinici hanno dimostrato che una moderata iper omocisteinemia è correlata ad ipotiroidismo. Aumentati livelli di omocisteina possono inoltre contribuire ad un aumentato rischio cardiovascolare.

Ivo Bianchi

Bibliografia

Arthur JR, Beckett GJ.  Thyroid function. Br Med Bull 55:658–668. 1999

Bernal J, Guadano-Ferraz A, Morte B. Perspectives in the study of thyroid hormone action on brain development and function. Thyroid 13:1005–1012. 2003

Burk RF.  Selenium, an antioxidant nutrient. Nutr Clin Care 5:75–79. 2002

Chanoine JP, Safran M, Farwell AP, Dubord S, Alex S, Stone S, Arthur JR, Braverman LE, Leonard JL. Effects of selenium deficiency on thyroid hormone economy in rats. Endocrinology 131:1787–1792. 1992

Dickson RC, Tomlinson RH.  Selenium in blood and human tissues. Clin Chim Acta 16:311–321. 1967

Drasch G, Mail der S, Schlosser C, Roider G.  Content of non-mercury-associated selenium in human tissues. Biol Trace Elem Res 77:219–230. 2000

Duntas LH, Mantzou E, Koutras DA.  Effects of a six month treatment with selenomethionine in patients with autoimmune thyroiditis. Eur J Endocrinol 148:389–393. 2003

Fang VS, Refetoff S. Radioimmunoassay for serum triiodothyronine: evaluation of simple techniques to control interference from binding proteins. Clin Chem 20:1150–1154. 1974

Gärtner R, Gasnier BC, Dietrich JW, Krebs B, Angstwurm MW.  Selenium supplementation in patients with autoimmune thyroiditis decreases thyroid peroxidase antibodies concentrations. J Clin Endocrinol Metab 87:1687–1691. 2002

Hagmar L, Persson-Moschos M, Akesson B, Schutz A. Plasma levels of selenium, selenoprotein P and glutathione peroxidase and their correlations to fish intake and serum levels of thyrotropin and thyroid hormones: a study on Latvian fish consumers. Eur J Clin Nutr 52:796–800. 1998

Hatfield DL, Gladyshev VN. How selenium has altered our understanding of the genetic code. Mol Cell Biol 22:3565–3576. 2002

Koibuchi N, Chin WW. Thyroid hormone action and brain development. Trends Endocrinol Metab 11:123–128. 2000

Kucharzewski M, Braziewicz J, Majewska U & Gozdz S. Concentration of selenium in the whole blood and the thyroid tissue of patients with various thyroid diseases. Biological Trace Element Research 88 25–30. 2

Leonard JL, Rosenberg IN. Solubilization of a phospholipid-requiring enzyme, iodothyronine 5′-deiodinase, from rat kidney membranes. Biochim Biophys Acta 659:205–218. 1981

Morte B, Manzano J, Scanlan T, Vennström B, Bernal J. Deletion of the thyroid hormone receptor 1 prevents the structural alterations of the cerebellum induced by hypothyroidism. Proc Natl Acad Sci USA 99:3985–3989. 2002

Neve J.  Selenium as a ‘nutraceutical’: how to conciliate physiological and supra-nutritional effects for an essential trace element. Curr Opin Clin Nutr Metab Care 5:659–663. 2002

Padberg S, Heller K, Usadel KH & Schumm Draeger PM. One-year prophylactic treatment of euthyroid Hashimoto’s thyroiditis patients with levothyroxine: is there a benefit? Thyroid 11 249–255. 2001

Rayman MP. The importance of selenium to human health. Lancet 356:233–241. 2000

Schweizer U, Streckfuss F, Pelt P, Carlson BA, Hatfield DL, Köhrle J, Schomburg L. Hepatically derived selenoprotein P is a key factor for kidney but not for brain selenium supply. Biochem J 386:221–226. 2005

Schomburg L, Bauer K. Thyroid hormones rapidly and stringently regulate the messenger RNA levels of the thyrotropin-releasing hormone (TRH) receptor and the TRH-degrading ectoenzyme. Endocrinology 136:3480–3485. 1995

Voudouri AE, Chadio SE, Menegatos JG, Zervas GP, Nicol F, Arthur JR. Selenoenzyme activities in selenium- and iodine-deficient sheep. Biol Trace Elem Res 94:213–224. 2003

Follow Me!