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Saturno: il Verbo che si fa carne

il Nomen personale occulto (non quello  biografico), ovvero è l’espressione del proprio Fuoco.
Ma chi è Saturno o meglio, in greco, Kronos?
Esiodo ci narra che egli fu spinto dalla Dea della Terra, Gea, a spodestare il dio Urano, marito di questa, che a causa del contatto impediva a questa di procreare i figli concepiti dall’unione.
Saturno evirò, con un falcetto seghettato, il padre nel momento dell’amplesso gettando gli attributi nel mare dalla cui schiuma nacque Venere-Afrodite (di cui parleremo a tempo debito).
Subito, fu vaticinato a Saturno che sarebbe stato spodestato da uno dei suoi figli, perciò egli obbligò la moglie Rea a portargli i figli appena venivano messi alla luce e li ingoiava.
Dopo un dato tempo Rea, con uno stratagemma diede da ingoiare una pietra sottraendo il giovane Giove-Zeus che nascose nell’isola di Creta. Ci occuperemo dei particolari di questa permanenza nel capitolo dedicato a Giove.
Divenuto adulto Giove compì il suo destino, spodestando Saturno con giustizia e senza vendetta; infatti rinunciò alla “castrazione” ma lo esiliò nei Campi Elisi, cioè nel mondo dei trapassati che avevano compiuto il loro percorso di purificazione terrena ed erano senza macchia: i Beati.
Scopriamo ora le analogie di questo mito che lungi da essere una semplice favoletta per poveri ignoranti e realmente piena di Sapienza. Al regno (analogico) di Saturno la tradizione associa il metallo, segnalato  in scritti precedenti, piombo. Sappiamo che il piombo è un metallo, poco metallico, infatti è un cattivo conduttore di calore e di corrente (rispetto all’argento per esempio), non ha che fare con il suono, infatti una campana di piombo non suona.
E’ il metallo che non si lascia trapassare dalle radiazioni elettromagnetiche. Insomma è un metallo che “trattiene”, che ingoia.
Ma Saturno è anche il dio della Liberazione dalla materia, ecco che quindi scopriamo che il velenoso e mortifero piombo possiede in sé un calore “intrinseco” che si esprime attraverso la constatazione sperimentale che basti una fiamma di candela per fonderlo, ma ci voglia poi, una volta liquefatto, una quantità di calore enorme (vedi tabella) per portarlo in ebollizione.
Saturno è anche legato al mondo minerale nel senso della cristallizzazione, ovvero nel bloccare i movimenti della libertà molecolare con delle leggi “geometrico” spaziali.
Infatti è anche la figura più semplice della geometria piana: il triangolo.
Che tale figura fosse di grosso interesse nell’antichità lo desumiamo dal fatto che il teorema più famoso che riguarda il triangolo è quello detto di Pitagora1.
Sappiamo che vi sono diversi tipi di triangoli: quello isoscele, con gli angoli uguali2, quello equilatero, con i lati uguali e quello definito scaleno, con angoli e lati diversi tra di loro.
Di questi ci interessano maggiormente il triangolo isoscele, definito triangolo d’oro, e quello retto che analizzeremo nel capitolo dedicato a Giove.
Il triangolo è l’espressione di questa dualità di Saturno, da una parte il grande costrittore nella materia, Seth egizio, da cui Satana, l’angelo caduto la base nel triangolo d’oro, nell’altro è l’inizio del riscatto dalla materia che viene ad essere rappresentato dal vertice. Questo aspetto delle “punte” è testimoniato dal fatto che in fisica si accumula energie, per questo i parafulmini sono costruiti con una punta finale.

Seth è colui che fa a pezzi Osiride e lo disperde nei 14 pezzi per il mondo, emblema della Natura che viene ad essere la rappresentazione di quello che possiamo definire l’Uomo cristico, il Purusha della tradizione vedica, l’Adam della tradizione ebraica.
Fisiologicamente saturno si esprime nel mondo animale sia con ciò che duro, quindi le ossa, sia è in relazione con la luce, in quanto l’epifisi, ghiandola definita pineale, a causa della forma, produce due tipi di ormoni: la melatonina, che ha la relazione con il sonno, e la serotonina che ha che fare con la veglia.
E’ chiaro che i disturbi del sonno che viviamo noi oggi nella società moderna, unita alla cattiva pratica di prolungare, magari in ambienti pieni di luci artificiali, nonché rumori, la veglia notturna porta a “interrompere” la relazione con il Cielo, con i Campi Elisi.
L’epifisi attraverso il contatto tramite il nervo ottico con la luce svolge un importante ruolo di mediatore nella produzione degli ormoni sessuali, che sono sotto l’egida dell’archetipo lunare.
Infatti, con l’allungarsi delle giornate, nel senso della luce, all’equinozio di primavera la natura mette in atto le strategie per preparare il concepimento e la nascita dei nuovi individui dell’anno e quindi, l’epifisi produrrà una maggiore quantità di serotonina a discapito della produzione della melatonina, che inibisce la sessualità fisica e favorisce, si potrebbe dire quella spirituale. Ovviamente dopo l’equinozio di autunno si avrà una progressiva caduta della produzione serotoninica e un innalzamento di quella melatoninica.
Interessante osservare come i rettili, specie quelli più antichi, come i coccodrilli e le tartarughe, considerati animali saturnini, abbiano un’epifisi di più grosse dimensioni dei mammiferi. Tra l’altro sono coperti di dure scaglie o di piastre che, in un certo senso, li rendono “avari” nelle relazioni con l’ambiente, fisicamente parlando, e soprattutto li rende vincolati alla luce e al calore che ne deriva, persino nel movimento durante il giorno e non solo nella notte.
Nel mondo vegetale troveremo due tipologie di piante (in senso generale ovviamente) le piante “rigide” e le piante velenose.

Tra le prime, considerando il termine “rigido” come una certa scarsa, apparentemente, adattabilità troviamo molte conifere, come il pino. Se uno osserva il pino in fotografia, difficilmente può affermare in quale stagione è stata scattata la foto, in questione, in quanto il pino è una pianta dalle foglie definite perenni.
L’esperienza ci insegna che in una pineta vi è sempre un senso di freddo, diremmo analogico, al pianeta Saturno3 che essendo il più esterno (dei pianeti visibili ad occhio nudo) risulta il più freddo.
Ma come il piombo, possiede un intrinseco calore, testimoniato dall’enorme calore generato dalla combustione del legno.
“Rigido” è anche l’equiseto, fossile vivente dell’età carbonifera, che nelle sue ceneri risulta ricco in silice, e poco di carbonato di potassio. La silice è diossido di silicio, elemento saturnino nella Tavola degli elementi di Mendeleev.
E piante velenose, in gran parte giudicate magiche, sono “smaterializzanti” cioè tendono a proiettare al di fuori del corpo l’Anima.
Solo dopo una lunga preparazione, in senso spagirico, della pianta e di colui che l’assumerà potrà essere somministrata, in opportuna forma, a questo “misto” senza danno alcuno. Si tratterà di “morte iniziatica”  e non, necessariamente, fisica.

Dunque la dualità di Saturno regola ciò che definiremo “inizio e fine”, non in senso euclideo aristotelico, ma nel senso di ciclo, nel senso del’Uroboros.

Marco Vittori

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