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Qi Gong: L’Arte del Respiro

Il respiro è vita! Tutti noi sappiamo che possiamo sopravvivere  alcune settimane senza nutrirci, alcuni giorni senza acqua, e pochi minuti senza ossigeno.
Il nostro cervello infatti dopo 4 minuti di ipossia ( di carenza di ossigeno nel sangue) va incontro a danni irreversibili. Questo va ad evidenziarci quanto sia fondamentale il respiro e l’ossigeno per tutti quanti noi.
Il nostro corpo e le nostre cellule respirano, si parla anche infatti di un processo cellulare in biochimica di produzione energetica che si chiama “respirazione cellulare” nella quale uno degli elementi chimici principali è appunto l’ossigeno.
Ora, la nostra conoscenza occidentale, focalizza l’importanza del respiro solo appunto sugli scambi gassosi a livello polmonare tra ossigeno e anidride carbonica, riducendo l’atto respiratorio ad un semplice processo chimico.
Certamente è anche quello, ma oltre a questo è un atto anche meccanico. Sappiamo infatti che la respirazione è regolata da centri nervosi cerebrali autonomi che regolano la funzione respiratoria, ma oltre a questo è mediata e sorretta da una serie di muscoli respiratori che troviamo nel collo e nel torace che vengono definiti “muscoli accessori”.
Tra questi muscoli troviamo il diaframma, che tutti noi sappiamo essere un muscolo che separa la gabbia toracica da quella addominale come un pavimento. Attraverso il diaframma passano varie strutture anatomiche : l’aorta, la vena cava inferiore, il dotto toracico ( che drena tutta la linfa del corpo), l’esofago, il nervo vago. Sul diaframma poggiano alcuni organi come il cuore, i polmoni e sotto di esso troviamo lo stomaco, il fegato, la milza, parte del colon che vi poggiano sulla sua faccia inferiore.
Sappiamo che ad ogni inspirazione il diaframma si abbassa, e ad ogni espirazione si alza esercitando un movimento, quasi un massaggio meccanico sugli organi che vi poggiano sopra e sotto e che lo attraversano. Questa massaggio avrà una funzione di migliorare la motilità gastrica e intestinale, di regolare attraverso l’aorta la pressione arteriosa, regolare il ritorno venoso , attraverso la vena cava, al cuore e potenziare il drenaggio linfatico attraverso il dotto toracico.
Molti di noi, però, hanno perso l’uso corretto del diaframma e respirano abitualmente con la parte alta dei polmoni, e quindi con un volume d’aria inferiore rispetto al nostro reale potenziale, e oltre a questo non muovono bene il diaframma con le sue conseguenze meccaniche sugli organi.
Come facciamo a capire se respiriamo in maniera scorretta? Basta fare una bella inspirazione profonda davanti allo specchio: se gonfiamo il torace, la pancia entra in dentro e le spalle si alzano allora vuol dire che stiamo respirando proprio male. Questo è un tipo di respirazione scorretta e non naturale che insorge da cattive abitudini ma ancora più da traumi psichici. Se osserviamo un neonato per esempio noteremo che respirerà gonfiando la pancia, ed è proprio questo il metodo corretto , ovvero espandendo il torace e l’addome come fossero un tutt’uno.
Un modo corretto per riprendere a respirare nella giusta maniera è immaginare che l’aria entra nei nostri polmoni attraverso il cuore e scenda fino ai reni e che, sempre partendo dai reni, esca attraverso il cuore. Le culture e le medicine orientali, infatti, ci insegnano come il diaframma sia quella struttura che permette la comunicazione energetica tra l’addome ( sede degli istinti ed energie primordiali) e il torace ( sede delle emozioni e della nostra comprensione conscia delle emozioni). Un diaframma bloccato sarà segno di un conflitto tra istinto e ragione, tra emozioni inespresse e istinti non vissuti, un conflitto tra ciò che siamo e ciò che pretendiamo di essere.
Questo concetto originario delle medicine orientali, di sblocco del diaframma tramite il respiro per rivivere e risolvere i conflitti inconsci,  è stato ripreso in epoca moderna dalla psicoanalisi bioenergetica fondata da Alexander Lowen.Come vediamo il respiro è realmente vita: vita per il nostro corpo e per la nostra mente. In medicina cinese questo concetto è ben radicato tanto che esiste una tecnica terapeutica per l’individuo che si basa proprio sul respiro, il Qi Gong.
La medicina cinese fonda il suo potere terapeutico su cinque capisaldi : l’agopuntura, la fitoterapia, la dietetica, il Tuinà ( il massaggio da cui è nato lo Shiatsu), e il Qi Gong ( si legge Ci Gong).
Ciascuna di queste cinque tecniche terapeutiche ha una propria dignità ed autonomia, ma l’apice del successo lo si raggiunge  con l’unione di tutte e cinque.
I grandi maestri taoisti del passato, che per secoli hanno tentato di scoprire il segreto dell’immortalità, ci insegnano che tra queste cinque tecniche ve n’è una che va praticata tutti i giorni per almeno 30-60 min, ed è il Qi Gong.
Se analizziamo il significato della parola Qi Gong, noteremo che l’ideogramma Qi significa energia, mentre l’ideogramma Gong significa abilità / lavoro, quindi il termine Qi Gong significa letteralmente “lavoro sull’energia” o “ abilità di controllo dell’energia”.
Il Qi Gong è un’arte millenaria che risale a circa 6000 anni fa come tecnica di guarigione delle prime tribù nomadi asiatiche, dalla quale è nato in seguito il Tai Chi e il Wu Shu ( chiamato anche Kung Fu) e da questi due stili, il primo definito Nei Jia o scuola interna e il secondo Wei Jia o scuola esterna, sono nate tutte le arti marziali.
Il Qi Gong è il capostipite quindi di tutto quel vasto mondo che noi chiamiamo arti marziali, ma il suo scopo non ha nulla a che vedere con queste e con la loro idea di difesa o attacco, ma solo e soltanto con l’evoluzione psico-fisica dell’uomo e con l’aiutarci a trovare la nostra strada verso la vera felicità, che secondo i cinesi è ascoltare il proprio cuore e adempiere il nostro destino.
Come abbiamo detto prima il Qi Gong ci insegna a respirare, infatti il respiro e la tecnica corretta di respirare è fondamentale e sempre presente in ogni esercizio di Qi Gong.
Il respiro per i cinesi è l’energia del Cielo, o chiamata anche Ta Qi, che unita all’energia del cibo , o Gu Qi, da origine all’energia nutritiva, o Ying Qi.
Quindi il respiro è fondamentale per il nostro nutrimento, e la parola nutrimento non ha solo valenze fisiche, ma anche psichiche.
Il Qi Gong è costituito da una serie infinita di esercizi  ( come ad esempio i 5 animali – Wu xin o gli otto pezzi di broccato di seta – ba dua jin o i sei suoni e molti molti altri) nei quali il praticante esegue dei movimenti lenti e continui con i quali va a stimolare punti e meridiani di agopuntura ben precisi, infatti ogni esercizio ha il suo scopo terapeutico e la sua funzione ben precisa.
Mentre esegue questi movimenti lenti , morbidi e fluidi, esegue delle tecniche di respiro in concerto con i vari passaggi dell’esercizio, allo scopo di muovere l’energia dei nostri meridiani e sbloccare i nostri blocchi mentre introduciamo nuova energia dentro di noi.
Quando si passa ad un livello di pratica successivo,oltre agli esercizi e alla respirazione si aggiunge la meditazione, il Qi Gong infatti è una meditazione in movimento. Quando gli esercizi diverranno un qualcosa di automatico e con essi la respirazione, dovremo distaccarci con la mente da questi ed entrare in meditazione.
Questa non è una meditazione di distacco corporeo, ovvero dove la mente non percepisce più il corpo, ma come insegnano i cinesi che l’uomo è colui che sta fra cielo e terra, così la nostra meditazione deve essere un misto fra la nostra percezione e il distacco dal nostro corpo. Il Qi Gong è adatto ad ogni età, si può praticare in piedi, seduti o coricati,e non vi sono controindicazioni ma solo benefici. Ricordiamo che in Cina e in America è praticato e consigliato regolarmente ai pazienti oncologici, giusto per dare un’idea della sua efficacia. Ma alla fine come diceva il mio maestro: “ se vuoi capire cos’è un fiume devi nuotarci dentro e non osservarlo”. Il consiglio che allora do a tutti è di provarlo, è un’esperienza individuale, bellissima e di rinascita, e giorno dopo giorno sono sicuro ve ne innamorerete sempre di più come è capitato a me.
Buon Qi Gong a tutti.

Albertomaria Gatti

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