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Non è sempre necessario eliminare un sintomo coi farmaci

Periodicamente sulla stampa compaiono articoli irrisori sull’Omeopatia e allarmanti sulla Medicina Naturale. Secondo scienziati, sempre rigorosamente di parte, l’Omeopatia è totalmente inefficace, avrebbe solo un effetto placebo, che peraltro non sarebbe trascurabile ai fini terapeutici, visto che esso è capace di guarire comunque un buon numero di pazienti. Più subdolo è il giudizio verso i rimedi fitoterapici. Zelanti ricercatori hanno scoperto in ogni pianta almeno un principio attivo tossico o interferente con i farmaci convenzionali. Non importa il fatto che spesso la sinergia d’azione dei diversi componenti di una pianta abbia un effetto globalmente positivo dal punto di vista terapeutico. Importante è demonizzare le sostanze terapeutiche naturali che non sono brevettabili e sfruttabili economicamente dall’industria chimico-farmaceutica.

La Natura nel corso dei millenni ha selezionato svariatissime molecole, le ha messe a disposizione dell’uomo sotto forma di piante, gratuitamente. Questo è il problema, la speculazione su queste sostanze è limitata. La gran parte delle persone oggi ha sostituito al consiglio del vecchio medico o dell’esperta di erbe del paese, l’informazione melliflua e guidata della televisione. Nell’arco di 50-60 anni i più comuni rimedi naturali sono stati dimenticati. Gli efficacissimi impacchi di erbe a livello articolare, le tisane depurative epatiche e gli utili tonici vegetali sono stati sostituiti da analgesici, cortisonici e psicofarmaci. Queste molecole ultraselettive danno un rapidissimo effetto sui sintomi. Un sintomo, una compressa e torni a correre più di prima. Nel mondo occidentale è in corso un vero e proprio indottrinamento al consumismo del farmaco.

Sfortunatamente le cose non sono così semplici. Ogni sintomo ha una sua ragione di essere, è importante capirne l’origine vera. Quindi si sceglie il rimedio corretto adattando la prescrizione alla specifica costituzione o reattività dell’individuo. Tutto questo però contrasta con gli obiettivi della società consumistica. Se prima di intervenire, spesso con l’autoprescrizione, ci si dovesse soffermare pensando al perché del verificarsi di un malanno, si rallenterebbe la frenetica assunzione di farmaci tipica del mondo di oggi, con negativo riflesso sul PIL. Ma come è possibile fare questo per ogni disturbo banale? In effetti non necessariamente ogni sintomo deve essere soppresso da un farmaco. Molto spesso cefalea, nausea o stipsi sono dovuti a comuni errori alimentari o di igiene di vita.

Il sintomo emerge per darci un segnale di correzione di rotta, non per indurci a disinnescare il campanello d’allarme. La mia oltre trentennale esperienza di internista mi ha fatto constatare che l’osservazione attenta del malato, oltre che la precisa diagnosi di malattia, deve precedere ogni scelta terapeutica. In molti casi sintomi e contesto fanno pensare a una patologia grave e si deve intervenire con l’insostituibile antibiotico. Talora invece bisogna aiutare e guidare l’organismo nella sua lotta di riequilibrio. I rimedi naturali attentamente prescritti, valutando appunto malattia e malato nella loro interazione, ci permettono di stimolare o di moderare la risposta immunitaria, ma soprattutto rendono possibile far questo senza determinare danni peggiori, a lungo termine, del male stesso. L’uomo di oggi piuttosto che temere il rimedio omeopatico o fitoterapico, deve guardarsi bene dal non entrare nella spirale della farmaco dipendenza. La pillola anticoncezionale usata per una banale irregolarità mestruale in pubertà, il farmaco anti ipertensivo assunto in un periodo di particolare stress emotivo, l’antidepressivo prescritto per un momento di crisi esistenziale, possono determinare una serie di conseguenze che costringono ad assumere altri farmaci e così via, negli anni, in progressione geometrica. L’approccio attento al paziente proposto dalla Medicina Naturale e l’impiego di farmaci omeopatici o fitoterapici almeno per i sintomi più banali può migliorare la qualità di vita del paziente e le finanze del sistema sanitario nazionale.

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