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Longevità in salute: una routine di buone abitudini

Ho domandato a mia madre cosa le venisse in mente a proposito della longevità e la risposta mi è sembrata bellissima:
Catone che impara il greco a 90 anni.

Per me che pensavo divertita alla pubblicità in cui Woody Allen si lamenta con lo psicoterapeuta del gene che allunga la vita fino a 150 anni, con i conseguenti problemi di scadenza del contratto d’affitto della casa e – soprattutto – della durata del matrimonio oltre quanto sarebbe stato legittimo attendersi al momento delle nozze, è stata una lezione!

Sia Catone sia Woody Allen esprimono due aspetti fondamentali che sono legati all’atteggiamento nei confronti di una vita più lunga. Da un lato si ha l’entusiasmo quasi infantile del Censore che decide di affrontare una nuova avventura culturale, dedicandosi a colmare un vuoto inaccettabile per un uomo della sua levatura; dall’altra si ha uno dei nemici più temibili della longevità, ossia la paura, che nella vita reale può tradursi come paura della noia, dell’invecchiamento e dell’incapacità di vivere in modo pieno e autonomo. (Per onestà intellettuale andrebbe citata un’altra frase del regista americano: “invecchiare non è granché ma è sempre meglio dell’alternativa”).

L’atteggiamento mentale è l’aspetto più colpevolmente trascurato riguardo all’allungamento della vita ma è quello in grado di produrre i risultati più straordinari. La mancanza di uno scopo e il senso di inutilità che certi stereotipi della società attuale generano in chi raggiunge l’età avanzata sono tra i fattori che provocano, più o meno indirettamente, una minore attenzione alla propria salute e una durata della vita inferiore a quello che le conoscenze e gli strumenti di cui disponiamo potrebbero consentirci.
Sembra ormai acquisito che il mero dato numerico non è sufficiente a descrivere il concetto di longevità, visto che all’elemento quantitativo deve essere necessariamente associata una condizione qualitativa tale da permettere all’individuo longevo di godere della propria vecchiaia in modo pieno e consapevole.

Porsi obiettivi e perseguirli con passione è spesso la chiave per vivere più a lungo e in modo migliore, tenendo presente che in molti casi si sopravvaluta ciò che si può fare in un mese e si sottovaluta ciò che si può raggiungere in 5 o 10 anni.
In questo senso è opportuno chiedersi se esistano e nel caso quali siano gli strumenti che consentono un allungamento della vita “attiva” del soggetto e come entrarne in possesso, tenendo ben presente che il coinvolgimento in dinamiche familiari – penso alla crescita dei nipotini – non è in alcun modo inferiore all’occupazione lavorativa che termina con la pensione, peraltro sempre più prerogativa, guardando le ultime tendenze, degli ultracentenari!
La risposta, basata su studi scientifici e sull’esperienza degli ultracentenari in buona salute, risiede nell’osservanza di abitudini “buone”.
Un filosofo, nel distinguere le virtù dai vizi, dice che le prime sono abitudini difficili (leggi: faticose, non particolarmente piacevoli) che rendono la vita facile (leggi: sana, felice) mentre i secondi sono semplicemente il contrario.
Le abitudini non sono altro che comportamenti ripetuti nel tempo, magari per giorni, settimane e anni, fino ad avere un impatto determinante sul nostro benessere. Una famosa stilista sosteneva che a 18 anni si ha la faccia che ci viene data ma che quella che abbiamo a 40 è il frutto di come abbiamo vissuto, quella che ci meritiamo.

Il mio consiglio naturopatico consiste proprio in una serie di trucchi da trasformare in abitudini salutari per prenderci cura di noi stessi. E, ça va sans dire, vivere più a lungo e più felici.

– Bere una spremuta di mezzo limone appena svegli;
– Effettuare gli esercizi di respirazione descritti nel numero dello scorso Dicembre 2014 della rivista;
– Avere una bottiglia d’acqua, conservata in vetro, sempre presente sulla scrivania da consumare durante le ore di lavoro;
– Spostarsi il più possibile a piedi e, in generale, prendendosi il tempo per camminare;
– Mangiare seduti e masticare lentamente i pasti, sforzandosi di rimandare pensieri negativi al futuro;
– Inserire alimenti che nutrono nei propri menù;
– Effettuare bagni caldi e rilassanti prima del riposo notturno.

Maria Beatrice Garagnani

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