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Learning keep you young

Imparare mantiene giovani, la mente lucida e allenata!
Quante volte, ancora oggi, si ripresenta nei miei pensieri la frase che ho sentito pronunciare da un maestro di yoga americano, conosciuto qualche anno fa: “learning keeps you young”.
Ebbene, il tema a cui è dedicata la rivista di questo mese mi ha subito ricollegata a quel prezioso insegnamento di cui ho, fra l’altro, potuto fare tesoro nel corso della mia più recente formazione professionale.

Quando mi sono avvicinata, ormai alcuni anni fa, all’affascinante mondo della naturopatia, ho dovuto riaprire la pagina di un libro che credevo di avere chiuso: lo studio e l’apprendimento.
Improvvisamente mi sono trovata a dovere utilizzare la memoria come non facevo più da molto tempo, con conseguente senso di disagio e inadeguatezza. Il mio cervello, non più abituato allo studio, anziché essere lo strumento per acquisire nuove conoscenze, sembrava essere diventato l’ostacolo principale in questo nuovo cammino.
Il primo passo, come nella maggior parte delle aree del sapere, è stato una presa di consapevolezza: non sono più abituata a studiare, so di non sapere. Che posso fare?
L’esperienza dello yoga, al di là del pittoresco insegnante e delle sue lezioni di vita, si è rivelata una fonte di ispirazione per tutto quanto sarebbe seguito. Ripensare alle prime lezioni e agli indolenzimenti diffusi dopo poche (banali) posizioni mi ha portato a interrogarmi su quanto l’allenamento – il condizionamento, per usare un termine più di moda – giochi un ruolo determinante nelle nostre attività e quindi anche nelle nostre capacità. Ciò che inizialmente richiede uno sforzo immane per un risultato misero ci consente di “adattarci” per poi arrivare alla situazione opposta: ottimi (o almeno sufficienti!) risultati con uno sforzo ragionevole.

La memoria, proprio come le altre capacità del corpo, ha bisogno di essere esercitata costantemente per mantenere la sua efficienza e addirittura migliorarla. Non voglio con questo smentire la sterminata letteratura scientifica sulla diminuzione delle capacità cognitive legate all’avanzare dell’età, ma sono convinta che le conclusioni delle neuroscienze siano spesso utilizzate come un pretesto, sottovalutando invece i risultati che semplici strategie renderebbero alla portata di tutti.
Un esempio credo che possa spiegare bene la situazione: la calcolatrice. Anni fa non era uno strumento molto diffuso e i ragazzi (ma anche gli adulti, senza arrivare a Catone basta pensare ai nostri nonni) erano perfettamente in grado di fare calcoli di una certa complessità senza bisogno di digitare su una tastiera (o su uno schermo). Negli ultimi anni le famigerate tabelline da mandare a memoria sembrano essere diventate un inutile orpello del passato, ma le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: nessuno sa più calcolare niente a mente!
Lo stesso temo che stia avvenendo riguardo alla capacità di immagazzinare e conservare nozioni a causa dei famigerati smartphones, sempre pronti ad accorrere in nostro aiuto quando non ci ricordiamo qualcosa, tanto da essere in molti casi diventati un’appendice del nostro cervello .
Come invertire la tendenza?
La risposta è scontata, ossia tenendo la nostra capacità di apprendimento in esercizio e sfatando alcuni luoghi comuni, primo tra tutti quello che imparare sia noioso. Una delle lezioni che possiamo trarre dalla Rete è che a volte le distrazioni favoriscono buone idee. Quante volte cercando su internet un argomento ci si è imbattuti in qualcosa di molto più rilevante?

Nella letteratura sulle tecniche di memoria, un campo del sapere di straordinario interesse, si trova un suggerimento bellissimo: dobbiamo servirci di immagini, associazioni e della nostra fantasia (anche questa va un po’ esercitata!) per ricordare in maniera più efficace e soprattutto piacevole.
Un esempio? In greco acqua si dice Nerò (mi si perdonino i caratteri), e sono riuscita a impararla immaginandomi di andarla a cercare assetata dentro a un pozzo.. Nero!
In questo seguo alla lettera le istruzioni della memo-tecnica: le associazioni devono essere il più possibile vivide e possibilmente sconvenienti, o sconcertanti.

Fra l’altro, tenere in esercizio la mente ed il pretesto dell’apprendimento è certamente un ottimo stimolo, non soltanto, come dichiarato nell’introduzione, mantiene giovani; grazie a molteplici lavori scientifici si è ampiamente dimostrato che si tratta di un ottimo strumento preventivo contro le malattie cognitive più tipiche della tarda età.

Il mio consiglio naturopatico, nella sua semplicità esecutiva, si pone l’obbiettivo di fornire uno strumento pratico che possa rientrare nelle buone abitudini quotidiane.

CONSIGLIO NATUROPATICO:
·      Mettersi Off-line 10 minuti
·      Imparare, a scelta, una parte di:
–     Una poesia (magari di quelle che ci hanno costretto a imparare a scuola, ma con libertà di fare associazioni)
–     Canzoni
–     Fondamenta di un’altra lingua
–     Parole straniere o sconosciute (dieci al giorno, che in 6 mesi sono un vocabolario assai ricco)
–     Ripetere a voce alta, iniziando da quanto imparato nella giornata precedente, facendo un controllo settimanale per assicurarsi di avere assimilato bene

Maria Beatrice Garagnani

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