ALIMENTAZIONE E BENESSERE ARTICOLI

Le regole dell’equilibrio

Prendo spunto dal titolo del nuovo romanzo di un noto scrittore italiano per introdurre alcuni concetti che riguardano il benessere della persona con particolare attenzione al cibo, tema sempre più di moda e forse proprio per questo oggetto di equivoci e falsi miti.
Il punto di partenza per un approccio intelligente all’alimentazione deve essere la consapevolezza. Consapevolezza di cosa? In primis di se stessi e delle proprie esigenze e, in secondo luogo, della qualità del cibo che decidiamo di introdurre nel nostro organismo.
Ho utilizzato deliberatamente un linguaggio un po’ distaccato, se vogliamo asettico, per invitare a inquadrare il tema dell’alimentazione in una prospettiva razionale che si collega alla funzione principale del cibo: nutrire il nostro corpo.
L’accresciuta attenzione all’alimentazione, specialmente in Italia, autentica terra promessa del mangiar bene, tende a privilegiare alcuni aspetti quali il gusto, l’immagine, la presentazione del cibo a discapito, talvolta, delle specifiche caratteristiche nutrizionali del singolo alimento. Certamente si tratta di aspetti che devono essere tenuti in considerazione ma non delle fondamenta del nostro “tempio”, per riprendere una metafora giustamente molto utilizzata.
Innanzi tutto dobbiamo conoscere il nostro tempio, le sue esigenze, il terreno in cui si trova e i possibili fattori che lo minacciano. Il Professor Bianchi ha giustamente richiamato la nostra attenzione sulla tematica delle costituzioni, intese come categorie generali cui ricondurre il nostro corpo-mente in un determinato periodo della vita. Si tratta di un’utile semplificazione che consente di avere delle linee guida nel trattamento del soggetto e che lo possono indirizzare verso i rimedi più efficaci per gli eventuali disturbi che lo affliggono.

La mia convinzione è che il naturopata, oltre a servirsi di quegli strumenti elaborati da Ippocrate prima e arricchiti nel corso della storia grazie alle esperienze di altre tradizioni, debba stimolare una maggiore consapevolezza nei propri assistiti, per aiutarli a “sentire” in modo sempre più autonomo quei messaggi che il corpo invia loro. Questi messaggi sono inizialmente solo sussurrati ma tendono ad aumentare di intensità se il soggetto non riesce – o non vuole – ascoltarli, fino ad assumere i connotati di vere e proprie patologie.
Una volta migliorata la percezione del nostro corpo e dei relativi bisogni è indispensabile conoscere gli ospiti del nostro tempio. La conoscenza del cibo si snoda su più livelli: origine, ingredienti, caratteristiche nutrizionali (principalmente macro e micronutrienti, minerali e vitamine). Personalmente preferisco non concentrarmi troppo sulle famigerate calorie, che sono soltanto uno fra gli indicatori delle qualità degli alimenti e che troppo spesso stanno alla base di errori grossolani di cui i produttori di cibo di scarsa qualità sono lesti ad approfittare. Per semplificare dirò che 300 calorie di zucchero (per esempio una bibita) sono diverse da 300 calorie di riso con i broccoli.
È pertanto molto importante conoscere l’origine del cibo che consumiamo, accertarsi dell’assenza di ingredienti insalubri (additivi, grassi idrogenati, conservanti, etc.) ma anche e soprattutto delle proprietà e della vitalità degli stessi. A volte mi capita di sorridere di fronte a certe confezioni di prodotti con una ricca sfilza di “senza”: senza zucchero, senza latte, senza uova, senza sale… Quando poi, leggendo con attenzione, mi rendo conto che i sostituti dei “senza” sono ben peggiori: edulcoranti, olii vegetali non specificati, margarina e simili.

Personalmente preferisco concentrarmi su quello che gli alimenti possiedono e sulle loro qualità che per la loro importanza sono anche oggetto di una specifica disciplina, la nutraceutica. Questa si basa sul presupposto che il cibo può essere un vero strumento per curarsi. Un altro concetto a cui saremo costretti ad abituarci molto presto è quello di “superfood”, trovata made in USA per sponsorizzare quei prodotti che finora non erano dotati di particolare allure ma che sono oggetto di una massiccia opera di rivalutazione negli ultimi mesi per le loro proprietà benefiche, non solo per le aziende produttrici.

Una rinnovata consapevolezza di noi stessi e dei cibi che abbiamo a disposizione può aprirci le porte dell’equilibrio in funzione di un maggiore benessere.
Se da un lato alimentazione equilibrata ha un preciso significato in termini quantitativi, lo stesso vale anche per i macronutrienti cui ho accennato sopra.
A mio parere una delle migliori applicazioni del concetto di caloria si ha per quanto riguarda una conclusione non troppo sponsorizzata dall’industria alimentare: ridurre il numero di calorie ingerite allunga la vita. Questo non deve significare soffrire la fame. Al contrario, significa maggiore equilibrio. Anziché consumare tre (nei casi peggiori dei martiri che rinunciano alla colazione addirittura due) pasti al giorno, è preferibile mangiare cinque volte al giorno in modo più leggero, per stimolare il metabolismo, controllare le variazioni ormonali ed evitare il senso di fame disperata con conseguente eccesso al pasto liberatorio successivo.

Sul piano dei macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) molto è stato detto e si trovano dappertutto percentuali, grafici e tabelle con la suddivisione più corretta. Come detto sopra, i valori sono approssimativi e devono variare in base alle specifiche caratteristiche del soggetto.
Per una personale antipatia verso le diete a tabella che spesso servono più a chi le scrive che a chi le subisce mi piace utilizzare la metafora della torta, che oltre a mettere maggiore allegria è anche più incisiva sul piano visivo.

Grafico

Il mio consiglio naturopatico parte proprio da qua utilizzando però un’ulteriore metafora e un pizzico di creatività. Proviamo ad immaginare che la superfice della torta si trasformi nel piatto da tavola che contiene il nostro pasto, sempre suddiviso in spicchi.

In questo caso la suddivisione può prevedere parti simili o uguali; la modalità che consiglio di seguire consiste nel riempire quegli spicchi con le porzioni di alimenti che avremo preparato secondo il seguente schema: uno spicchio sarà dedicato al mondo dei vegetali cotti, un secondo a quello dei cereali (possibilmente in chicco) e il quarto alle proteine scelte tra quelle animali (carne, pesce, latticini, uova) o quelle vegetali (tutti i legumi). Si verranno ad ottenere delle porzioni non eccessive ed equilibrate che forniscono un insieme di tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno, sia per il pranzo, sia per la cena. Creiamo un menù a “piatto unico” di facile esecuzione al quale possiamo fare precedere un’altra porzione di verdura cruda di stagione oppure di frutta.

Buon divertimento

Maria Beatrice Garagnani

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