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LA RESPIRAZIONE, UN ATTO DI CONSAPEVOLEZZA

L’inizio della vita comincia con il primo respiro e l’atto della respirazione accompagna costantemente la nostra esistenza. Si tratta di un movimento ritmato costituito dal “prendere” e dal “lasciare andare”, condotto dal nostro sistema nervoso involontario, al quale è affidata la continuità del funzionamento di tutti i sistemi che ci garantiscono l’essere presenti in questo mondo.

Un primo passo, allora, verso un percorso consapevole per la salute di ognuno di noi è quello di entrare in contatto con il nostro respiro, conoscerlo per comprenderne tutti i benefici: sorprendiamo il nostro respiro nel suo accadere, ma soprattutto prendiamo coscienza su come stiamo respirando. D’altra parte ben si sa come il respiro, inteso come modalità di respirare ,sia l’unica funzione vegetativa autonoma che può essere alterata dalla coscienza; può succedere grazie ad un’azione volontaria che il respiro venga influenzato, ma, allo stesso tempo, una variazione del modo di respirare può invece dipendere dal nostro stato emotivo. Una persona arrabbiata o in ansia, generalmente, ha un respiro affannoso e molto corto, viceversa chi è calmo e sereno respira in modo lento e profondo. Si viene, quindi ad instaurare un’interrelazione a doppio senso, grazie alla quale il nostro stato d’animo influenza il nostro modo di respirare così come il nostro respiro può influire sul nostro umore.

Questa breve premessa si pone lo scopo di renderci consapevoli della centralità che assume il respiro per tutte le funzioni del nostro organismo: il sistema neurovegetativo, la pressione arteriosa, la produzione di neurotrasmettitori e ormoni, per citarne alcune, ma, soprattutto l’ossigenazione di ogni nostra singola cellula come garanzia del corretto funzionamento di tutte le attività biologiche e psichiche.
A questo punto diviene scontato porsi un quesito:

– Quale è il modo più corretto di respirare, ovvero , quello più efficace per la nostra salute?

Per rispondere vorrei sottoporre una semplice riflessione che ci riporta al mondo degli animali; le specie più longeve sono senza dubbio quelle il cui ritmo di respirazione è profondo e molto lento, per esempio le tartarughe, oppure gli elefanti e i pitoni, giusto per citarne alcuni.
Ebbene è proprio la respirazione lenta, ritmica e profonda quella che consuma meno energia e di conseguenza quella che fornisce maggiore ossigeno, accrescendo il nostro livello di vitalità e durata della vita.

Ma diamo anche uno sguardo alle antiche discipline orientali e, subito, comprendiamo come anche in questi ambiti l’igiene e l’attenzione verso un corretto modo di respirare assuma primaria centralità. Alcuni studiosi e praticanti dello Yoga ad esempio affermano: “contrariamente all’opinione pubblica, secondo la quale si ritiene che il mangiare ed il bere siano le principali funzioni della vita fisica, l’igiene sostiene che l’aria (o l’aria vitale come fu detto da Ippocrate) è il reale pabulum vitae. L’uomo civile però, preso nel vertiginoso ritmo quotidiano, perlopiù compiuto in ambienti chiusi, corre il rischio di dimenticare di respirare in modo completo e profondo e di essere cronicamente affamato di aria”.

Non dobbiamo quindi correre il rischio di trovarci nello stato di “fame d’aria” e alcuni semplici esercizi, eseguiti quotidianamente potranno divenire un validissimo strumento che comporterà molteplici benefici a tutta la sfera della nostra esistenza.
Il mio consiglio consiste nel cercare di inserire l’abitudine giornaliera di compiere almeno dieci atti respiratori completi, eseguiti in maniera attenta e consapevole.

Di primo mattino, appena svegli, prima di qualsiasi altra azione e possibilmente in una stanza ben areata, scegliamo una posizione comoda, meglio se seduti, cercando di mantenere la colonna vertebrale ben eretta ma con la sensazione che ogni muscolo del corpo, pur sostenuto, sia rilassato e mai contratto. Da tale postura eseguiamo gli atti respiratori, portando attenzione a tutto il percorso dell’aria che entrando dalle narici, grazie all’apparato muscolare, scenderà fino all’addome e poi dall’addome tornerà indietro attraverso la medesima via di ingresso, per uscire dal corpo per mezzo dell’espirazione.

L’obbiettivo è quello di eseguire una serie di atti respiratori che rispettino in maniera attenta, ritmata e, mi ripeto, consapevole ogni singola fase, ponendo grande enfasi verso il momento dell’espirazione che dovrà essere il più possibile graduale e prolungata; è quest’ultima la fase in cui le scorie metaboliche del respiro fuoriescono dal nostro corpo, mentre l’ossigeno raggiunge tutte le cellule.
Come si potrà notare si tratta di un esercizio molto semplice e, proprio per questa sua facilità esecutiva, può essere inserito nell’ambito di quella serie di piccoli gesti quotidiani che ognuno di noi dovrebbe adottare per preservare uno dei valori che più ci stanno a cuore in questo mondo: il nostro bene, la nostra salute.

Maria Beatrice Garagnani

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