ARTICOLI CLINICI

Fitoterapia – Parte I

Si dice che i primi ad avere l’idea di impiegare le piante a scopo curativo furono i Caldei, sapienti babilonesi che dedicavano la loro esistenza all’osservazione delle leggi della natura. I babilonesi acqisirono gran parte delle loro conoscenze dagli Egiziani, i quali, a loro volta le impartirono agli antichi Greci: si pensi alla figura del mitico Esculapio, i cui sacerdoti praticarono per secoli la fitoterapia. In ogni modo le teorie sulla botanica fino ad ora citate erano molto confuse e in buona parte assurde. Ad esempio, in accordo alla teoria della metempsicosi, si riteneva che le sostanze vegetali provassero delle sensazioni quali il dolore e il piacere. Anche Pitagora e i suoi discepoli appoggiavano queste ipotesi: Empedocle d’Agrigento ad esempio dichiarò di essere stato in vite precedenti un arbusto, un uccello, un pesce e solo successivamente un uomo.
Tuttavia solo nel v sec. A. C., con Ippocrate, si può dire che iniziò l’era della Fitoterapia su basi scientificamente più credibili, tanto che il suo padre è considerato il più grande e famoso medico dell’antichità. Seguendo la legge dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) la dottrina d’Ippocrate si fonda su quattro elementi cardinali: sanguis, flegma, melancholè e colè, dall’equilibrio dei quali dipende la salute. Sempre secondo le sue teorie tutte le malattie percorrono tre stadi, ovvero l’apepsia, la pepsia e l’escrezione. La botanica fu anche vista dal piano strettamente filosofico dapprima da Aristotele e quindi da altri filosofi minori.
All’inizio dell’impero romano appare una grande quantità di testi medici, ricordiamo in particolare modo il medico militare Dioscoride, che scrisse un’importante materia medica, completata da Plinio il Vecchio.
Purtroppo la scienza medica, come del resto l’intera civiltà mediterranea, subì un brusco arresto in seguito alle invasioni barbariche. L’Asia divenne quindi il luogo privilegiato per gli studi scientifici: ricordiamo ad esempio l’opera di Galeno, nel quale si cerca di trovare la regolarità tra la sostanza di un farmaco e il suo effetto per via empirica-sperimentale; oppure le opere di illustri medici arabi quali Avicenna.
La scienza ricevette un nuovo impulso soltanto a partire dalla metà del XVI nell’Europa del Nord. In realtà vennero riprese le conoscenze degli antichi, ma venne dato loro un impulso propriamente scientifico. Di fatto gli antichi avevano osservato le leggi della natura da un punto di vista filosofico-fideistico: affascinati dalla bellezza e dalla sublimità della natura, finirono con l’escludere un approcio razionalistico di causa-effetto.
Fu soprattutto grazie allo svizzero Brunfels, a Gesner e al naturalista Cesalpino se la botanica fece un passo avanti all’inzio del ‘500. La loro opera venne continuata in seguito ad illustri botanici quali Morison, Ray, Malpighi, Camerarius, Tournefort.
A quell’epoca il nuovo impulso dato ad ogni branca della scienza, inclusa la letteratura medica-botanica, venne peraltro favorito dall’invenzione e diffusione della stampa, grazie alla quale fu possibile l’affermarsi di tutte le novità scientifiche. In particolare Paracelso fu il fondatore della chimica moderna che affiorì come fitoterapia ed alchimia e Linneo con la nuova classificazione scientifica della botanica diede un impulso fondamentale alla conoscenza delle piante.
Lo studio della Fitoterapia raggiunse il suo apice grazie a Hufeland. Per un breve periodo Hufeland si trovò a fianco di Hahnemann, il fondatore dell’omeopatia; con la Fitoterapia sperimentale si arrivò ad acquisire ulteriori conoscenze sull’effetto dei farmaci.
Alla base della scienza fitoterapica non esiste soltanto il concetto della totalità della persona sana o ammalata ma anche il suo inquadramento nell’ambiente. La scienza cellular-patologica di Virchow indica lo studio della malattia locale della cella singola contrariamente al metodo vecchio umoral-patologico d’Ippocrate che si focalizza sulla malattia totale della persona.
Una base importante della Fitoterapia è la conoscenza delle piante e del loro agente attivo isolato, la conoscenza del loro luogo d’origine, il loro aspetto e i nomi. Inoltre si dovrebbe sapere quando crescono, il periodo di raccolta e quale parte puo essere utile e  in quale forma. Il medico dovrebbe sapere quali parti della pianta saranno distrutte o mantenute durante il procedimento dell’essiccazione, deposito  e distillazione. Dovrebbe poi avere una completa padronanza nel dosaggio della pianta e delle sostanze attive,  inoltre essere  in grado di giudicare i danni causati da sovradosaggio.
La Fitoterapia è costruttiva e non rivoluzionaria; basata sull’esperienza di millenni e secoli di medicina. Necessaria é una costante osservazione delle leggi della natura connessa ad una coscienziosa interpretazione  dei risultati emersi.
La conoscenza dell’effetto della pianta singola è la base per la preparazione dei composti. Le piante che vengono date come rimedi singoli sono evidenziate per il loro effetto concentrato (Digitalis, Strophanthus, Scilla, Helleborus niger, China, Secale corn., Rubia, Camphora, Veratrum alb. e vir., Nux vom., Ipecacuanha, Opium ecc..
Questo tipo di piante richiede una preparazione ed un dosaggio particolarmente controllato mentre i rimedi composti hanno caratteristiche assai differenziate.

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