ARTICOLI CLINICI

Fibre alimentari e diabete mellito di tipo 2

La definizione di fibra include i carboidrati non digeribili e la lignina presenti nelle piante e carboidrati isolati non digeribili che possiedono effetti fisiologici nell’uomo.

Le fibre sono classificabili in solubili ed insolubili a seconda del grado di idrosolubilità; le fibre solubili a loro volta possono essere ulteriormente suddivise in viscose e in non viscose. Tra le prime, si annoverano pectine, psyllium, galattomannani, mucillagini; tra le seconde, fruttani, beta-glucani, frutto-oligosaccaridi (FOS), galatto-oligosaccaridi (GOS), inulina, amidi resistenti (Resistent Starch: RS1, RS2, RS3, RS4), destrine del grano.

Le fibre idrosolubili non viscose sono reperibili in alimenti quali banane, aglio, cipolle, fagioli, porri, miele, frumento, germe di grano.

La viscosità è riferibile alla capacità di alcuni polisaccaridi di formare gel quando mescolati con fluidi; questa proprietà è quella che tradizionalmente caratterizza gli effetti benefici di tali fibre a livello metabolico. La fibra solubile viscosa, infatti, modula fisiologicamente la risposta glicemica post-prandiale attraverso i suoi effetti sullo stomaco e sul piccolo intestino per:

– ritardato svuotamento gastrico

– ritardato transito nel piccolo intestino

– ridotto assorbimento del glucosio attraverso la mucosa intestinale

– ridotta accessibilità dell’alfa amilasi ai suoi substrati a causa dell’aumentata viscosità del contenuto intestinale.

Il gel formato a livello intestinale dalla fibra solubile viscosa, inoltre, può legare gli acidi biliari, favorendone l’escrezione fecale e conducendo alla riduzione del colesterolo sierico, soprattutto delle lipoproteine a bassa densità (Low Density Lipoproteins, LDL).

Un’interessante proprietà della fibra solubile sarebbe poi quella di stimolare il rilascio di Glucagon Like Peptide-1 (GLP-1), noto per la sua abilità di stimolare la secrezione insulinica, favorire il trofismo della beta-cellula pancreatica, migliorare l’insulino-sensibilità e ritardare lo svuotamento gastrico. Sia la componente solubile che quella insolubile della fibra potrebbero migliorare la sensibilità insulinica.

La componente solubile non viscosa, invece, viene prevalentemente fermentata nel colon, dando origine ad acidi grassi a corta catena (Small Chain Fatty Acids, SCFA: acetato, butirrato, propionato), i quali svolgono azione trofica sul colocita; gli SCFA potrebbero anche elicitare un incremento dell’espressione muscolare del trasportatore tipo 4 del glucosio insulino-dipendente (Glucose Transporter-4, GLUT-4), via peroxisome proliferator-activated receptor (PPAR) gamma e svolgere un ruolo nel cosiddetto “colonic brake”, ossia l’inibizione dello svuotamento gastrico mediato dai nutrienti a livello della giunzione ileo-colica.

Le fibre solubili non viscose svolgono inoltre azione prebiotica. La fibra insolubile, che consiste prevalentemente di cellulosa, emicellulose (arabinoxilani, arabinogalactani) e chitina, incrementa in generale la massa fecale e l’escrezione di acidi biliari, velocizzando il tempo di transito intestinale (effetto lassativo). Anche l’amido resistente rappresenta un ottimo prebiotico.

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