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Equiseto (Coda Cavallina)

Equisetum arvensis
Regno: Vegetale
Division: Pteridophytae
Class: Sphenopsida
Ordine: Equisetales
Famiglia: Equisetaceae
Genere: Equiseto
Specie: Equisetum aevense L.

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É tra gli organismi più antichi della terra, è una pteridofita nativa dell’Europa, ma anche del nord America, del nord Africa e del nord Asia. L’appellativo “arvense” denota la sua presenza in zone campestri, ed effettivamente non è infrequente trovarlo su terreni incolti umidi o lungo i fossati; ma anche lungo le scarpate, ambienti ruderali, e terreni sabbiosi e argillosi.
L’Equistetum arvense è una pianta perenne, a rizoma sottile, priva di foglie e ben sviluppato con cauli fertili e sterili sempreverdi, interrotti a distanza regolare da nodi scuri. I cauli fertili sono visibili da marzo a settembre, sono di piccole dimensioni, bruno-rosati e privi di clorofilla. Alla sommità di ogni caule si trova una formazione gialliccia fatta di sporangi. I cauli fertili muoiono dopo la maturazione delle spore e durante l’estate si sviluppano i cauli sterili che hanno funzione fotosintetica, sono di colore verde scuro e portano in corrispondenza dei nodi dei verticilli di rametti. Come tutti gli equiseti può diventare infestante.
La droga è costituita dai cauli sterili raccolti nel periodo estivo e ben seccati.

I componenti principali sono: flavonoidi (il 50% dei flavonoidi contenuti è rappresentato da quercitina ed il maggior contenuto si riscontra in primavera; durante l’estate il contenuto in questa sostanza cala drasticamente); steroli; acido ascorbico ed acidi fenolici (acidi cinnamici, acidi dicaffeiltartrici..); alcaloidi in tracce (nicotina non tossico,3-metoxypyridina, palustrina tossico); saponoside (equisetonina); 15-20% minerali (2.1-2.9% potassio, calcio, fosforo, manganese e 5-8% acido silicico parzialmente idrosolubile).

Il nome Equisetum significa propriamente “coda o crine di cavallo” ed è stata utilizzata a scopo terapeutico, sin dall’antichità romana e greca.
Studiato clinicamente verso gli anni ’30, l’Equiseto ha una triplice azione: diuretica-emostatica-rimineralizzante.

Azione diuretica: la diuresi provocata dalla droga è puramente idrica, senza alterazione del tenore in elettroliti. Viene consigliata negli edemi post-traumatici e statici, nelle raccolte anomale di liquidi a vari livelli e nella diuresi forzata in caso di affezioni batteriche ed infiammatorie delle vie urinarie escretrici e contro la renella (Equisetum a., Orthosiphon s., Escholtia c.). In generale si utilizza nella nefrolitiasi e nelle nefropatie croniche.
Altre indicazioni fitoterapiche sono soprattutto le infiammazioni vescicali con tenesmo ed incontinenza. Ha dato buoni risultati in vari casi di ematuria di origine vescicale ed è utile anche nelle affezioni infiammatorie della prostata, per il suo effetto generale di decongestione a livello pelvico.

Azione rimineralizzante: l’Equiseto è conosciuto come “argilla vegetale” proprio per la sua composizione minerale e le sue proprietà.
La pianta assorbe dal terreno sali alcani d’acido silicico che danno luogo a due tipi di silicio, solubile ed insolubile. Quest’ultimo è responsabile del potere abrasivo della pianta, da cui il nome di Asprella, e della capacità di riflettere la luce, che consente alla pianta di proteggersi da un’intensità luminosa troppo forte. Il silicio organico ha la capacità di ricalcificare, accelera quindi i tempi di ricalcificazione per cui il calcio è insufficiente al fine della risoluzione della frattura ossea. Tutti i minerali presenti nella Coda cavallina contribuiscono al “metabolismo dell’osso”. Grazie all’azione che esercita sia sulla cartilagine articolare, sia sul tessuto osseo, è indicato nell’artrosi (Equisetum a., Harpagophytum p., Spirae u.) e, migliorando l’elasticità dei tendini, nelle tendiniti.
Il suo effetto sul mesenchima e ancora l’importante contenuto in minerali permettono la rimineralizzazione sia del sistema osteo-articolare che dei tessuti duri; è quindi utile nell’osteoporosi, nell’accrescimento scheletrico degli adolescenti, ma anche nella fragilità di unghie e capelli. Da consigliarsi quindi in momenti particolari della vita della donna come la gravidanza e la menopausa.
Infine la presenza di bioflavonoidi spiega l’azione antireumatica e adiuvante nel trattamento delle infiammazioni dell’apparato osteoarticolare della droga.

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Il silicio è presente in tutto il nostro organismo, ma in particolare oltre che nei tendini, nel tessuto aortico. Contribuisce alla formazione di legami tra proteine e mucopolisaccaridi che entrano a far parte di cartilagini articolari e arterie, con azione attiva e di supporto nello sviluppo del tessuto connettivo. L’utilizzo dell’Equiseto frena quindi il processo di degenerazione, dovuto all’invecchiamento, delle fibre elastiche a livello delle pareti arteriose, antagonizzando gli effetti dell’aterosclerosi e prevenendo in parte la formazione di aneurismi.
E’ importante notare che, poiché il silicio, a livello gastroenterico, per essere assorbito, necessita di un ambiente acido, pazienti con achilia gastrica o blocco secretivo gastrico di tipo farmacologico, possono andare incontro ad un deficit di tale minerale. La somministrazione terapeutica quindi dell’Equiseto è ottimale se effettuata con cibi o bevande acide.

Piante ad alto contenuto di Silicio:
Equisetum hyemalis
Equisetum arvense
Pulmonaria officinalis
Plantago lanceolata
Poligonum aviculare
Galeopsis segetum

Azione emostatica: l’Equiseto è stato impiegato con successo nelle emorragie passive; nei microsanguinamenti a livello dell’orofaringe o del tratto gastroenterico, dovuti a piccole ulcere o traumatismi.
L’Equiseto dagli studi ha dato prova di un’azione emopoietica. Questa qualità è in rapporto alla vitalità della pianta, perché se il succo della pianta viene riscaldato oltre i 50°, l’attività emopoietica viene persa. La pianta è stata quindi impiegata nei casi di anemia secondaria.
A livello immunitario l’Equiseto aumenta la leucocitosi e rinforza la reattività connettivale, il che ne giustifica l’impiego nella tubercolosi. La stimolazione immunitaria è dovuta nuovamente all’acido silicico.

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L’Equiseto svolge azione protettiva sulle mucose e, anche usato topicamente, ha un effetto di stimolo della funzione connettivale e di cicatrizzazione e riparazione tissutale. In particolare l’Equiseto migliora l’elasticità cutanea e per questo è usato in cosmetologia per la prevenzione di rughe, invecchiamento cutaneo.
Essendo la Coda cavallina diuretico e quindi consigliato nel trattamento dell’eliminazione di scorie metaboliche; capilloprotettore per la sua azione astringente e protettiva sui vasi sanguigni; cicatrizzante perchè ottimo riparatore tissutale, è impiegato per uso interno e in campo cosmetico nella preparazione di prodotti contro la cellulite e come coadiuvante nelle terapie dimagranti.

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Effetti:

  • Diuretica-emopoietica-emostatica
  • Rimineralizzante
  • Astringente
  • Cicatrizzante, rassodante ed elasticizzante (uso esterno)

 

Indicazioni Terapeutiche:

  • Anemia secondaria: 2
  • Aterosclerosi: 2
  • Artrosi: 2
  • Calcolosi renale e renella: 3
  • Capelli e unghie fragilità: 3
  • Capillari, fragilità di: 2
  • Cellulite: 2
  • Cistite: 1
  • Collagenopatie (supporto del tessuto connettivo): 3
  • Congestione pelvica: 1
  • Crescita, problemi della: 3
  • Deficit di cicatrizzazione: 3
  • Deficit di mineralizzazione: 3
  • Deficit immunitario: 1
  • Disuria: 2
  • Edemi post traumatici: 2
  • Edemi statici: 2
  • Emorragie passive: 1
  • Emorroidi (uso topico): 1
  • Frattura ossea: 3
  • Gotta: 1
  • Incontinenza urinaria: 1
  • Infezioni e infiammazione vie urinarie: 1
  • Infiammazione articolare e vascolare: 1
  • Infiammazione vescicale con tenesmo e incontinenza: 1
  • Invecchiamento e lassità cutanea: 3
  • Microematuria:  2
  • Nefropatie croniche: 2
  • Obesità: 1
  • Osteoporosi: 3
  • Piaghe (uso topico): 2
  • Prostatite: 1
  • Rachitismo: 3
  • Tendenza aneurismatica: 2
  • Tendiniti: 3
  • Tubercolosi: 1
  • Ulcere buccali e gastrointestinali: 2

Precauzioni ed effetti collaterali:

Tutti gli equiseti contengono tracce di alcaloidi tossici (palustrine) e non tossici, a volte difficili da evidenziare. La specie pericolosa rimane l’Equisetum palustre; gli alcaloidi della famiglia delle palustrine infatti, pur contenuti in quantità assai ridotta, possono rappresentare un rischio per il bestiame, soprattutto per il cavallo. L’intossicazione si presenta con le caratteristiche della carenza acuta da vit.B1, ovvero con incoordinamento motorio. Si consigliano estratti purificati e certificati.
La droga, a dosi elevate e in caso di somministrazione prolungata, può provocare iperpotassiemia. Vista la ricchezza in nitrati della droga se ne sconsiglia l’uso nei pazienti affetti da insufficienza renale. Considerato l’effetto diuretico può verificarsi interazione con farmaci ad azione diuretica, in particolare i diuretici risparmiatori di potassio.
L’Equiseto sembra in grado di assorbire sostanze tossiche ambientali, quindi è sconsigliato l’uso di piante raccolte in zone agricole in cui non siano stati usati pesticidi, diserbanti ed altre sostanze potenzialmente dannose.

Ivo Bianchi

Articolo preso dalla Rivista Scienza Natura

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