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DIPENDENZA DA ZUCCHERI E FAME NERVOSA: NUTRIZIONE E PSICOTERAPIA

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il concetto di dipendenza patologica come “quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivata dall’interazione fra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comportano sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico allo scopo di provare i suoi effetti psicologici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione” (cit, in Pigatto, 2003).

Nel corso degli anni il concetto di dipendenza si è sempre meglio definito ed è ormai risaputo che abbraccia una vasta gamma di abitudini e consumi.

Esistono forme di dipendenza particolarmente conosciute che da anni si cerca di prevenire, mentre altre sembrano ancora “nascoste” dietro al concetto di “normalità”. Tra queste ritroviamo la dipendenza dal cibo: TRATTATA SIA DAL PUNTO DI VISTA DIETOTERAPICO CHE PSICOTERAPEUTICO e nel caso specifico la dipendenza dagli zuccheri. Nelle società industrializzate è consuetudine consumare grandi quantità di zuccheri nei diversi pasti e snack quotidiani.

Il consumo se limitato e controllato non crea effetti particolarmente gravi: 2 BEVANDE DOLCIFICATE AL GIORNO, UNA FETTA DI TORTA O QUALCHE BISCOTTO, MA se smisurato può scatenare una forma di dipendenza più o meno grave. Al pari di tutte le altre forme di dipendenza anche in questa si mette in gioco l’incolumità psico – fisica della persona che vede modificare il suo comportamento, il suo corpo,

PORTANDO ALL’ OBESITA CON TUTTE LE CONSEGUENZE AD ESSA CORRELATE: IPERTENSIONE, DIABETE, EPATOPATIE, CON CONSEGUENZE NEGATIVE SUL suo tenore di vita e le sue relazioni sociali.

Molti studi dimostrano come la dipendenza dagli zuccheri crea effetti simili a quelli di molte droghe. Sono tante le ricerche che dimostrano come lo zucchero agisca da potente farmaco analgesico che attiva particolari recettori del nostro cervello in una maniera simile a molte droghe, un effetto confermato anche da ricerche universitarie, come quella di Princeton nel 2002, dove un gruppo di ricerca ha somministrato a dei topi una soluzione con zucchero al 25% (percentuale simile a quella che caratterizza le comuni bevande analcoliche), notando come dopo un mese questi animali fossero diventati “dipendenti” dalla soluzione di zucchero. Molti ricercatori sostengono che lo zucchero e il sapore del dolce stimolino il cervello attivando le beta endorfine, le stesse sostanze chimiche attivate con l’assunzione di eroina e morfina.

Dunque allo zucchero, o al cibo in generale, viene attribuito il grande potere di consolare, stimolare, calmare, dare allegria e piacere, tutte sensazioni momentanee, che svaniscono presto, per questo si sente il bisogno di replicarle più volte per creare nuove “soddisfazioni” con ulteriori e maggiori quantità di cibo e/o di zuccheri. L’assunzione quindi, non è legata al fabbisogno nutrizionale del corpo ma aiuta a gestire, in maniera errata, il disagio psichico. Si parla allora, di fame nervosa: l’organismo indipendentemente dal senso di sazietà, ricerca cibo anche fuori pasto o addirittura la notte ; in questo caso la persona è spinta a consumare “sostanze” che sedano emozioni che sente incontrollabili. Ma perché si perde il controllo? Il processo avviene in tre tappe: segnale (cattura la nostra attenzione e ci fa agire), innesco (induce l’eccesiva assunzione di “sostanza” iniziando da un piccolo assaggio anche se non si ha fame) e le emozioni (prendono il sopravvento identificando nel cibo un potere consolatorio). Intervengono poi l’apprendimento e la memoria che giocano un ruolo chiave nel determinare il circolo vizioso e, come detto, alcune sostanze presenti nei cibi come lo zucchero o quelle nervine come la caffeina o i polifenoli del cacao.

La sindrome dell’Alimentazione Notturna è quella malattia che causa la voglia irresistibile di abbuffarsi nel cuore della notte. Un recente studio ha scoperto che dietro alla sindrome da alimentazione notturna potrebbe esserci una mutazione genetica. Secondo Satchidananda Panda, esperto del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, e i suoi collaboratori, alla base c’è una coppia di geni (PER1 e PER2) che regola i ritmi circadiani (sonno-veglia) sia l’appetito. Le mutazioni di questi geni potrebbero essere responsabili di questo DISTURBO

Quando i geni PER1 e PER2 sono mantenuti in sincronia, i cicli di sonno e del cibo sono in armoni, la più piccola mutazione, anche di uno solo dei due, fa perdere l’equilibrio

Quali sono i sintomi della Nes? Scarso appetito durante il giorno e fame atavica la sera e di notte, frequenti risvegli notturni, stress, depressione, ma anche difficoltà AD addormentarsi senza mangiare qualcosa.

Se alla base quindi non c’è un problema psicologico, ma genetico, l’unico modo è agire sul comportamento, educandosi a resistere. Impostando pasti a orari molto rigidi e ben distribuiti nell’arco della giornata.

A pranzo: MEGLIO PROTEINE di carni nobili, pesce, legumi, qualche carboidrato integrale, frutta ed estratti vegetali a merenda, una cena caratterizzata da cibi a bassa densità energetica come una zuppa o minestrone, verdure crude, carboidrati contenuti nei cereali, semi. Tutti alimenti che equilibrano l’insulina, danno un buon apporto di triptofano, magnesio, potassio ed omega 3: questi ultimi utilissimi nel regolarizzare a monte le prostaglandine che sono la base della messa a punto dei nostri ciclo metabolici circadiani.

Se quando consumiamo un determinato alimento viviamo un’esperienza positiva, questa viene appresa e memorizzata dal nostro cervello e, in un momento successivo, vedere nuovamente quel cibo scatena il desiderio irrefrenabile di mangiarlo per replicare lo stato di soddisfazione provato in precedenza. Quando non ci si rende conto del perché si consuma un alimento e lo stimolo non arriva dalla necessità d’energia dell’organismo si può parlare di fame nervosa e pensare che si stanno creando delle dipendenze. Bisognerebbe quindi, spezzare il circolo vizioso che si crea e che porta la persona a consumare in maniera patologica determinate “sostanze”. È stato dimostrato che l’utilizzo di tecniche che aiutano a controllare l’emotività legata alla fame nervosa possono aiutare il soggetto a riprendere il normale ciclo fame – sazietà.

ASSOCIANDO UNA DIETA MIRATA A QUESTE TECNICHE I RISULATTI SONO POSITIVI:

il ruolo che svolge la dietoterapia è dato dall’assunzione mirata di nutrienti che regolano lo sbalzo ormonale, garantiscono idratazione ottimale a tutti i cicli metabolici, stimolano segnali di sazietà ed appagamento.

Importantissima l’attività fisica che oltre a mantenere il vostro peso ideale stimola le endorfine: molecole prodotte dal cervello che regolano il vostro stato di benessere.

Psicoterapia e nutriterapia sono determinanti per una curativa mente-corpo e possono dare una base di spunto ideale per uno stile di vita che dovrebbe essere sempre equilibrato.

IMMA CERCIELLO
ERIKA SILVESTRI 

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