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Di che cosa parliamo quando parliamo di salmone norvegese di allevamento

 

Pemessa

Un articolo pubblicato sul sito Internet dell’Associazione SlowFood ha descritto delle condizioni di allevamento del salmone che non corrispondono assolutamente alla realtà del sistema di acquacoltura norvegese.

Il Norwegian Seafood Council (NSC) intende pertanto con il presente documento fare chiarezza e rassicurare i consumatori sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ittico da esso certificato.

Di seguito sono riportate punto per punto in corsivo le principali affermazioni di SlowFood e le relative evidenze nell’industria ittica norvegese.

  1. Escrementi negli allevamenti

“Negli allevamenti intensivi i reflui non vengono mai lavati via e si lasciano semplicemente cadere attraverso le reti. Il risultato sono migliaia di tonnellate di escrementi e rifiuti che si depositano nel fondale intorno agli allevamenti che non vengono mai rimossi. 600 000 salmoni che nuotano tra gli escrementi alimentano le mutazioni di agenti patogeni che si diffondono così dall’Atlantico fino ai nostri supermercati”

Risposta NSC:

Il salmone di allevamento in Norvegia ha molto spazio per nuotare. Le reti sono costituite per il 2,5% da pesce e per il 97,5% da acqua, come previsto dalla legge norvegese. Le condizioni di vita degli stock ittici di allevamento sono estremamente positive. Mentre la produzione di salmone d’allevamento norvegese negli anni è aumentata notevolmente, l’incidenza di focolai di malattia è diminuita. La ragione di questo è lo sviluppo di buoni vaccini e di condizioni igieniche rigorosamente monitorate. Le licenze di allevamento inoltre vengono consentite laddove esiste un abbondante ricambio d’acqua e non dove l’acqua resta ferma.

Fonte: http://www.fisheries.no/aquaculture/Laws-and-regulations/

  1. Pigmentazione rosa

“I salmoni di allevamento sono spesso colorati di rosa per imitare i salmoni selvaggi. I produttori utilizzano Salmo Fan per ottenere il colore che il mercato richiede aggiungendo il colorante nel mangime”.

Risposta NSC:

Nel mangime del salmone d’allevamento è contenuta l’astaxantina, un carotenoide che dona la colorazione rosa alla carne. Il salmone d’allevamento si nutre di astaxantina sintetica che ha la stessa forma chimica di quella di cui sono ricchi i crostacei di cui si nutre il salmone selvatico. L’astaxantina agisce come antiossidante contrastando i radicali liberi e rafforza il sistema immunitario del salmone.

Fonte: NIFES http://www.nifes.no/index.php?page_id=308

  1. Endosulfano

“Ad aprile 2013, la Norvegia ha ottenuto il consenso dell’Unione Europea per aumentare la quantità di endosulfano nei mangimi”.

Risposta NSC:

L’uso di endosulfano come pesticida è vietato nell’Unione europea e in Norvegia, e non si applica  nell’allevamento del salmone. La ragione per cui minime tracce di endosulfano potrebbero essere presenti nel mangime del salmone di allevamento è causato dagli ingredienti vegetali provenienti da alcuni paesi dove il pesticida non è ancora vietato. L’EFSA (European Food Safety Authority) e la Commissione europea hanno concluso che l’endosulfano nei mangimisalmone non è un fattore di rischio per la salute umana o per il benessere degli animali. Per assicurare che i livelli alimentari sono controllati, limiti rigorosi per i mangimi sono definiti dalle autorità di sicurezza alimentare. Nell’UE un limite massimo di 0,1 mg / kg vale per endosulfano nei mangimi agricoli, mentre il limite di 0,05 mg / kg vale per il mangime del salmone.

A causa del limitato accesso alle materie prime marine e il desiderio di trovare risorse alimentari più sostenibili, il settore dell’acquacoltura utilizza ingredienti vegetali nel mangime del salmone.

Residui di antiparassitari in materie prime acquistate in Sud America e paesi asiatici, dove l’uso di endosulfano non è ancora vietata, si possono trovare a livello di tracce nei mangimi animali utilizzati nella UE e in Norvegia.

L’Efsa ha dato delle indicazioni all’industria per essere più sostenibile sostituendo alcune delle materie prime marine, pur mantenendo la sicurezza alimentare e il benessere dei pesci.

Fonte: http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/236.htm e http://www.nifes.no/index.php?page_id=126&article_id=4248&lang_id=2

  1. Mangime animale

“Il mangime dato ai salmoni contiene derivati animali (soprattutto dai maiali)”

Risposta NSC:

I produttori di mangimi norvegesi sono controllati ed esaminati dal NFSA (Norwegian Food Safety Authority – l’Autorità norvegese per la sicurezza alimentare). Al salmone d’allevamento viene somministrato mangime secco in forma di pellets. Ogni pellet è un pasto ricco di sostanze nutritive di cui il salmone necessita: proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali. Non contiene alcun derivato da animali a sangue caldo.

Fonte: NFSA – Norwegian Food Safety Authority

NIFES – http://www.nifes.no/index.php?page_id=308

  1. Inefficienza e scarsa sostenibilità del sistema ittico (5kg Vs 1Kg)

“Gli allevamenti intensivi non sono assolutamente efficenti e per ottenere un kg di salmone ne servono almeno 5 di altri pesci. Inoltre, gli allevamenti contribuiscono alla riduzione degli stock ittici che sta portando all’estinzione di molte specie”.

Risposta NSC:

Una cattura responsabile del pesce selvatico utilizzato nei mangimi per i salmoni è un fattore importante nella riduzione dell’impatto sull’ambiente. Per garantire la sostenibilità, i produttori di mangime norvegesi richiedono che le materie prime che compongono i mangimi provengano da fonti basate su quote di pesca scientificamente regolamentate e non da aree di pesca illegali che sfruttano e impoveriscono gli stock di pesce selvatico.

Inoltre, i produttori di mangimi per salmoni si accertano di utilizzare solo specie non adatte o non richieste per il consumo umano. La maggior parte delle materie prime naturali marine che compongono i mangimi per salmonideriva da prodotti ittici secondari (tagli di scarto, teste, lische centrali, pelle), avanzati in altri settori ittici, o da pesce industriale (specie di piccole dimensioni con rapidi tempi di generazione e con molte lische, come l’anchoveta, o acciuga peruviana, e il melù, o potassolo). Non è corretto affermare che per produrre un kg di salmone sono necessari 5 kg di altri pesci, poiche l’incremento di carne nel salmone dipende da come lo si calcola o dalle materi eprime utilizzate nei vari mangimi. La composizione del mangime fa la differenza.

L’acquacoltura del salmone è fra i metodi a maggiore efficienza di risorse nell’ambito della produzione alimentare, poiché i salmoni hanno un’efficienza doppia rispetto al maiale e al pollo nel trasformare il mangime in energia e, infine, in carne per il consumo umano. Uno dei motivi della grande efficienza del salmone nell’utilizzo del mangime è che si tratta di un animale a sangue freddo, diversamente dal maiale e dal pollo, entrambi animali a sangue caldo. Il salmone non ha bisogno di immagazzinare altra energia per mantenere una temperatura corporea funzionale. Inoltre, il salmone non necessita di energia per rimanere in posizione verticale, in quanto è sostanzialmente privo di peso in acqua. Quindi, tutto il mangime serve per guadagnare peso e non viene disperso in produzione di energia.

Negli ultimi 30 anni, l’industria ha ridotto il volume di mangime necessario per allevare 1 kg di salmone norvegese del 15-20%, a soli 1,1 kg di mangime. Con il progredire delle tecniche di allevamento, in futuro questi numeri continueranno a scendere.

L’Istituto di ricerca indipendente norvegese (SINTEF) ha condotto nel 2009 uno studio sull’impronta di carbonio e sull’uso di energia nei prodotti ittici norvegesi. La conclusione di questo lavoro è che il salmone norvegese è in una posizione concorrenziale rispetto alla produzione a terra dei prodotti di carne. Lo studio dichiara che l’impronta di CO2 del salmone norvegese allevato nelle acque oceaniche è pari a 2,9 kg all’uscita dall’allevamento. I numeri equivalenti per il manzo, il maiale e il pollo sono rispettivamente di 29,98, 5,89 e 2,72 kg. Uno studio analogo, condotto nel 2011 dall’Environmental Working Group e da CleanMetrics Corp., ha concluso anch’esso che il salmone allevato nelle acque oceaniche è un’alternativa migliore rispetto all’agnello, al manzo e al maiale allevato negli Stati Uniti.

Fonte: NIFES: http://www.nifes.no/index.php?page_id=395&lang_id=2

NFSA – Norwegian Food Safety Authority

  1. Danni alla fauna – aspettiamo che ci diano maggiori informazioni ma non è importante in questa fase perché in Norvegia non c’è questo problema

“Foche, uccelli e leoni di mare spesso rimangono intrappolati nelle reti che delimitano gli allevamenti”

Risposta NSC:

Non esistono statistiche riguardanti il ​​numero di foche, uccelli che restano intrappolati nelle reti. Non ci sono leoni marini in Norvegia, pertanto tale questione non è applicabile. In generale, i mammiferi non riguardano un problema per l’acquacoltura Norvegese in quanto le reti sono costituite da maglie molto piccole, il che rende davvero difficile l’intrappolamento. Inoltre, ci sono delle barriere sopra le reti proprio per evitare che gli uccelli possano entrare o nuotare nelle vasche dove ci sono i salmoni.

  1. Salmone in gravidanza

“I medici norvegesi consigliano alle mamme in attesa di evitare il salmone a causa dell’alto livello di tossine contenute in quelli da allevamento intensivo”.

Risposta NSC:

La Norvegia non ha cambiato le proprie linee guida per quanto riguarda l’alimentazione. Ha solamente voluto evidenziare quanto sia importante, soprattutto per le donne incinte, seguire una dieta equilibrata, anche per quanto riguarda i pesci grassi. Il Ministero della Salute norvegese afferma che la popolazione in tutte le fasce d’età e su scala mondiale mangia poco pesce, pertanto consiglia una dieta varia ed equilibrata in cui sono sicuramente inclusi i pesci grassi come il salmone, in porzioni moderate.

Anche in Italia, come confermato dal dott. Andrea Poli – Direttore Scientifico del Nutrition Foundation of Italy – molti studi dimostrano che un adeguato apporto di omega-3 è particolarmente importante in gravidanza, per favorire un armonico sviluppo del nascituro, e in particolare del suo cervello. I pesci che ne sono ricchi (come il salmone) debbono pertanto far parte con regolarità dell’alimentazione della donna in gravidanza. Il vantaggio per il nascituro derivante dall’adeguato apporto di omega 3 (specie il cosiddetto DHA) è ben maggiore dei rischi che possono derivare dalle piccole quantità di mercurio presenti nel pesce: un recente studio italiano, tra l’altro, mostra che il pesce stesso contribuisce in misura molto ridotta all’apporto totale di mercurio materno. Nel pesce allevato, inoltre, i livelli di contaminanti alimentari sono rigidamente controllati: e nel caso del salmone norvegese i livelli di mercurio (come delle altre sostanze potenzialmente tossiche) sono attorno o inferiori ad un decimo dei limiti di sicurezza fissati dalla Comunità Europea. Due porzioni di salmone norvegese, in conclusione, possono utilmente far parte dell’alimentazione della donna in gravidanza: apportando, senza significativi rischi, i preziosi omega-3 di cui abbisogna il nascituro.

Fonte: http://www.nifes.no/forsiden/nyhetsarkiv/2013/index.php?page_id=&article_id=4251&lang_id=2 http://www.nutritionj.com/content/12/1/33

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