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Avena e Cobalto per curare gli attacchi di panico

Molti di noi, io compreso, hanno sperimentato momenti di ansia molto intensa che rasentano l’angoscia, accompagnati o seguiti da sintomi fisici molto spiacevoli che vanno dalla vertigine alla nausea, dalla tachicardia alla diarrea. Queste crisi nervose parossistiche vengono oggi comunemente dette: attacchi di panico. La denominazione richiama una paura profonda e atavica, insita in tutti i mammiferi e quindi anche nell’uomo. Si tratta originariamente della paura del buio, dell’ignoto, che attanagliava l’essere primitivo nel fitto dei boschi e che gli antichi attribuivano ai suoni e urli provocati dal malefico faunetto Pan. Questo timore ancestrale ha allertato e difeso l’uomo primitivo, ha rappresentato un circuito nervoso utile che tuttavia diventa dannoso quando sia iperattivato o non finalizzato. Il vivere situazioni di ansia e stress cronici alimenta questi circuiti dell’emotività inconscia situati in un’area profonda del cervello, la zona limbica. È questa una complessa struttura nervosa di passaggio, base anatomica delle emozioni situate tra l’incontrollabile istintuale e il conscio razionale.

L’attacco di panico origina da una sollecitazione inconscia di questa struttura nervosa ed è quindi solo in parte controllabile o risolvibile con tecniche cognitive. Tuttavia tale tendenza all’esagerazione delle reazioni di difesa e allarme può essere almeno moderata. L’attacco di panico è situazione che tipicamente tende a ripetersi. Il luogo e la circostanza che scatenarono il primo sono spesso evocatori di nuovi episodi e il saper questo può aiutare la prevenzione. La paura, la perdita del controllo, tendono ad amplificare i sintomi, mentre la consapevolezza che il diavoletto Pan non esiste, se non nella nostra mente ancestrale, aiuta ad accettare i sintomi che, se non alimentati, tendono a spegnersi gradualmente da soli, anche solo bevendo qualche cosa di caldo o sedendosi per un momento di pausa. La medicina ufficiale propone di lavorare sul sintomo, di bloccare l’ansia con le benzodiazepine, di tagliare la reattività emotiva, cosa che comporta danni immediati, quali la prostrazione fisica e psichica, e a lungo termine, quali la dipendenza, perché l’individuo non viene educato alla conoscenza e alla consapevolezza del proprio sistema nervoso. Pertanto si dovrebbe ricorrere a questi farmaci solo in caso di reale emergenza. Vale sempre la pena prima impiegare i rimedi della medicina naturale, che in questa particolare situazione, nella mia esperienza clinica, si sono rivelati molto utili. Si va dalle erbe medicinali tra cui spiccano passiflora e avena, che hanno effetti tonici e calmanti, agli oligoelementi. Il cobalto in microdosi è molto indicato come cura di fondo per moderare l’eccessiva risposta neurovegetativa che caratterizza l’attacco di panico. Piccole dosi di un sale, il bromuro di ammonio, sono utili anche per fare abortire sul nascere la crisi di angoscia, senza determinare conseguenze a livello della forza fisica o della vigilanza mentale. Tale sostanza è componente fondamentale di uno dei più usati ed efficaci farmaci naturali che si impiegano in questa sindrome.

L’ attacco di panico colpisce nei Paesi occidentali circa il 2% della popolazione ma la sua incidenza è in aumento per la componente stressogena sempre più presente nell’ambiente lavorativo e famigliare dell’uomo di oggi. Questa situazione è responsabile della perdita di efficienza lavorativa da parte soprattutto di molto personale dirigente e causa un danno economico non indifferente al Paese. È evidente che lo psicofarmaco non rappresenta la soluzione del problema ma può essere un tamponamento momentaneo e saltuario. La medicina naturale, col suo vasto armamentario terapeutico, permette di affrontare a vari livelli questo disturbo contribuendo a portare a livello conscio e quindi a neutralizzare con la razionalità questo penoso sintomo.

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