ALIMENTAZIONE E BENESSERE ARTICOLI

77-120 anni di (non) solitudine

Piuttosto che continuare a vivere nel cuore e nella mente dei miei spettatori preferirei rimanere vivo nel mio appartamento. Woody Allen

L’intervallo tra i 77 e i 120 anni di cui ci occupiamo in questo numero avrebbe fatto parte della sezione “Al di là” fino a qualche decennio fa. È invece bello poter trattare l’argomento adesso in un contesto non esoterico per riflettere sulle esigenze e le opportunità offerte in questa fase della vita.

Mi piace il paradosso di iniziare dalla fine: la nostra civiltà attuale ha elevato l’Uomo a divinità, rendendolo almeno nelle intenzioni oggetto, o meglio soggetto, di diritti fondamentali e non negoziabili. Il valore della vita umana, la sua santità, abbinata alle possibilità della scienza, inducono alcuni autori a prevedere che il guanto di sfida alla morte sarà lanciato in tempi non lontani.
Woody Allen sembrava avere le idee chiare già alcuni anni fa quando dichiarava: “Non voglio raggiungere l’immortalità con le mie opere. La voglio raggiungere non morendo!”.
Non sono sicuro che le previsioni di Harari in Homo Deus si realizzeranno, ma mi sembra opportuno cominciare a pensarci in modo da prepararci per tempo al prossimo numero della rivista dal titolo: 120 – eternità!
Tornando al più modesto intervallo tra i 77 e i 120, esistono alcune esigenze da cui non si può prescindere. In primis, gli affetti. L’isolamento sociale è considerato il nemico pubblico numero uno per gli ultra 77enni, come evidenziato da Miralles e Garcìa nel loro libro Il Metodo Ikigai. Gli autori, prendendo spunto dall’esperienza di Ogimi nell’isola di Okinawa, la più popolosa comunità di centenari del pianeta, si concentrano sul valore della “chimica della felicità” per le persone più anziane. La ricetta è semplice: sentirsi amati dagli amici, aiutarsi a vicenda, ridere tanto e, perché no? cantare insieme.
A ben guardare dimostrazioni di affetto quali abbracci, carezze e baci sono necessari anche per i bambini, a dispetto di quanto sostenuto dalla scienza fino agli anni Trenta. A quel tempo si riteneva che le manifestazioni d’affetto dei genitori verso i figli producessero effetti negativi a lungo termine, quali fragilità, egoismo e squilibri psichici nell’età adulta. L’orientamento è mutato radicalmente negli anni Sessanta e ora si estende anche agli anziani. Personalmente spero che non serviranno altri sessant’anni per arrivare alla conclusione che anche le persone tra i 10 e i 77 hanno bisogno di affetto, di ridere e di cantare.
Piccola nota a margine: questi bisogni sono certamente presenti anche nei cuccioli degli animali allevati, che pure vengono sistematicamente strappati alle madri appena nati. Forse tra sessant’anni…

Gli anziani nascondono risorse che difficilmente sono apprezzate da chi si limita a valutazioni in termini di “capacità produttive”: sono custodi di preziosi ricordi, rappresentano un punto di riferimento per i più giovani e, aspetto chiave, hanno uno sguardo sulla vita diverso. Non sono proiettati verso se stessi ma verso l’altro e arriverei a dire verso l’Alto, nel significato che i latini attribuivano al termine in senso sia di altezza che di profondità. Guardano a ciò che è importante da una posizione privilegiata che si sono guadagnati, letteralmente, col tempo. I loro consigli non sono scontati e tengono conto di una vita di esperienza, spesso liberi da quelle obbligazioni sociali che tendono a opprimerci o viceversa capaci di vedere oltre i capricci del momento (mi si perdoni la vaghezza ma ho ancora un po’ di strada da percorrere per poter essere più precisa in questo senso!).
Ho la fortuna di avere un esempio over 90 in famiglia che interpreta in modo magistrale il proprio ruolo, ancora perfettamente attiva e integrata nelle dinamiche di figli, nipoti, bisnipoti per cui rappresenta sempre una autorità nel senso migliore del termine.
Sul piano dello stile di vita non è corretto dire che “ormai è tardi”, visto che le diverse comunità di centenari, da Okinawa all’Ogliastra, seguono un percorso simile nonostante la distanza. Cibo e ambiente salubre rappresentano i pilastri su cui costruire una vecchiaia sana che vale la pena di essere vissuta.
Tenere attiva la mente è indispensabile e certamente dedicarsi a imparare qualcosa di nuovo in età avanzata costituisce una risorsa preziosa. Cruciverba, scacchi, carte e tutte le attività che richiedono una mente attiva sono utilissimi strumenti per mantenere l’allenamento. Pensare di imparare una poesia, una canzone o addirittura una nuova lingua che ci piace può rivelarsi un esercizio di enorme soddisfazione.
Il consiglio naturopatico stavolta non prevede però esercizi di memoria o cibi miracolosi, tanto più che molti anziani non conoscono la parola superfood!
La condizione necessaria per la cura di sé è l’interesse per la vita e tale interesse è sempre legato agli affetti, siano questi figli, nipoti, amici, coniugi o altri amori. In questo modo si potrà davvero arrivare a dire, con un briciolo di spavalderia come a Okinawa, che “più invecchiamo e più diventiamo forti”, fino ad arrivare a essere, come Abramo, “vecchi e sazi di giorni”, felici di avere vissuto la nostra vita.

Per questo dobbiamo essere circondati da amore e allegria. Che è un suggerimento senza età.

Maria Beatrice Garagnani

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